Milano, 23 apr - Si celebra il 2 maggio la Seconda
Giornata Nazionale dell'Artrosi alle Mani. L'iniziativa e'
promossa dall'Associazione GICAM, Gruppo Italiano Chirurghi
Amici della Mano in collaborazione con l'IICM, Istituto
Italiano di Chirurgia della Mano di Monza, il centro di
eccellenza diretto dal professor Marco Lanzetta, chirurgo
noto a livello internazionale per aver partecipato
all'esecuzione del primo trapianto di mano al mondo.
La prima campagna e' stata organizzata nel gennaio del
2011 e ha raggiunto il grande risultato di 250 persone
visitate sul territorio italiano.
Telefonando al numero 039-2324219 sara' possibile
prenotare una visita gratuita in cinque citta' italiane
(Monza, Monastier di Treviso, Bologna, Roma e Foggia).
''Il messaggio principale che vogliamo diffondere con
questa Campagna e' il concetto che l'artrosi alle mani si
puo' curare in tanti modi con grandissimi risultati e con
elevati miglioramenti della qualita' della vita dei pazienti-
afferma Lanzetta - quando il paziente si rivolge ai nostri
centri per un consulto, diagnostichiamo per prima cosa il
livello di gravita' della malattia. Solo in questo modo e'
possibile scegliere una cura personalizzata, studiata per i
singoli pazienti e secondo il grado di gravita' raggiunto
dalla malattia'' ''Qualora l'intervento chirurgico
risultasse necessario, - precisa - grazie alle nuove tecniche
di microchirurgia questo diventa risolutivo e garantisce un
risultato che persiste per sempre.
Grazie a interventi in anestesia locale e ricoveri in day
hospital, il paziente recupera in circa otto settimane''. Ma
l'approccio chirurgico alla malattia non e' l'unica
soluzione. In alcuni casi vengono consigliate terapie
innovative differenti: utilizzo delle cellule staminali con
procedure mini invasive in artroscopia; utilizzo di terapie
che si basano sull'applicazione indolore di gel contenenti
farmaci specifici, che vanno applicati sulle articolazioni
colpite e che vengono fatti penetrare tramite fonti di
energia che ne consentono la diffusione in profondita', in
corrispondenza dei tessuti malati. In questo modo il paziente
puo' beneficiare di un dosaggio di medicinali antinfiammatori
molto superiore a quello che assumerebbe per via orale o con
un'iniezione, senza subirne gli effetti collaterali proprio
perche' il farmaco non viene assorbito dal sangue ma
direttamente dalle articolazioni. E poi la prevenzione,
effettuata attraverso una dieta alimentare anti artrosi. La
dieta viene studiata per ogni singolo paziente e viene messa
a punto dopo esami del sangue, delle urine e della saliva.
Oppure la prevenzione effettuata tramite un programma di
fisioterapia studiato insieme a un tecnico della
riabilitazione, che prevede alcune sedute nei centri
specializzati e un mantenimento degli esercizi a domicilio.
L'artrosi e' una malattia articolare cronico -
degenerativa, a carattere progressivo che colpisce in Italia
circa 4 milioni di persone di cui, in base alle stime dei
dati Istat, 640.000 in Lombardia (280.000 in Emilia Romagna,
360.000 nel Lazio, 320.000 in Veneto). Interessa
principalmente le persone anziane ma anche i giovani possono
soffrirne.
I segni tipici dell'artrosi delle mani possono
riscontrarsi nell'80% della popolazione oltre i 65 anni di
eta'. Al di sotto dei 45 anni compare con eguale frequenza
nel sesso maschile e femminile mentre oltre i 50 anni
risultano maggiormente colpite le donne.
FONTE: http://salute.asca.it
I tanto odiati chili di troppo oggi diventano preziosi alleati! Il tessuto adiposo infatti trova impiego nella chirurgia estetica e contiene una preziosa fonte di cellule staminali. Trattamenti e sperimentazioni riguardano parkinson, sla, infarto del miocardio.. solo per citarne alcuni. Segui il blog per scoprire come non buttare la tua ciccia, a cosa serve oggi e a come potrebbe esserti utile domani!"
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giovedì 26 aprile 2012
Salute: il 2 maggio Giornata Nazionale Artrosi alle mani
lunedì 23 aprile 2012
Staminali mesenchimali per il tumore osseo infantile
Un nuovo progetto di ricerca si pone come obiettivo l'utilizzo di
cellule staminali mesenchimali per il trattamento dei tumori ossei
infantili. L'adozione di questo tipo di tecnica dovrebbe aiutare i
medici a ricostruire nella maniera migliore possibile l'arto dei bambini
colpiti dalla patologia.
Al raggiungimento dell'obiettivo partecipano l'Associazione 'Noi per Voi per il Meyer', che coinvolge lo spin off Dival Toscana dell'università degli studi di Firenze, la Cell Factory dell'azienda ospedaliero universitaria Meyer e il centro di ortopedia oncologica e ricostruttiva-traumatologico ortopedico Aou di Careggi.
I medici sperano di arrivare ai primi risultati nel giro di un anno, anche grazie al finanziamento di 200 mila euro garantito dalla Fondazione Just Italia. Annarosa Arcangeli, ricercatrice presso il dipartimento di Patologia e Oncologia sperimentali dell'Università di di Firenze, illustra i dettagli della sinergia messa in atto: “il Centro clinico di Oncologia ricostruttiva dell'ospedale Careggi adotta per i piccoli pazienti terapie rigenerative utilizzando le cellule staminali; la Cell Factory del Meyer è preposta ad espanderle in vitro, rendendole idonee alla ricostruzione dell'osso malato; mentre il laboratorio di ricerca di mia competenza sarà incaricato di validare la preparazione delle staminali, confermandone funzionalità e assenza di effetti negativi".
"La Cell Factory del Meyer - aggiunge il responsabile del dipartimento Franco Bambi - ha scelto di puntare sulle cellule staminali mesenchimali per le loro caratteristiche: sono infatti capaci di autorinnovarsi e differenziarsi, diventando i 'mattoni' di terapie innovative in molteplici campi. Queste cellule possono essere utilizzate per ripopolare strutture naturali o sintetiche, impiantate a scopo sostitutivo in resezioni ossee dovute a tumore. Inoltre, opportunamente 'ingegnerizzate' potranno diventare mezzi di trasporto di composti bioattivi sulle cellule tumorali, contribuendo alla regressione di gravi forme tumorali"
FONTE: http://www.italiasalute.it
Al raggiungimento dell'obiettivo partecipano l'Associazione 'Noi per Voi per il Meyer', che coinvolge lo spin off Dival Toscana dell'università degli studi di Firenze, la Cell Factory dell'azienda ospedaliero universitaria Meyer e il centro di ortopedia oncologica e ricostruttiva-traumatologico ortopedico Aou di Careggi.
I medici sperano di arrivare ai primi risultati nel giro di un anno, anche grazie al finanziamento di 200 mila euro garantito dalla Fondazione Just Italia. Annarosa Arcangeli, ricercatrice presso il dipartimento di Patologia e Oncologia sperimentali dell'Università di di Firenze, illustra i dettagli della sinergia messa in atto: “il Centro clinico di Oncologia ricostruttiva dell'ospedale Careggi adotta per i piccoli pazienti terapie rigenerative utilizzando le cellule staminali; la Cell Factory del Meyer è preposta ad espanderle in vitro, rendendole idonee alla ricostruzione dell'osso malato; mentre il laboratorio di ricerca di mia competenza sarà incaricato di validare la preparazione delle staminali, confermandone funzionalità e assenza di effetti negativi".
"La Cell Factory del Meyer - aggiunge il responsabile del dipartimento Franco Bambi - ha scelto di puntare sulle cellule staminali mesenchimali per le loro caratteristiche: sono infatti capaci di autorinnovarsi e differenziarsi, diventando i 'mattoni' di terapie innovative in molteplici campi. Queste cellule possono essere utilizzate per ripopolare strutture naturali o sintetiche, impiantate a scopo sostitutivo in resezioni ossee dovute a tumore. Inoltre, opportunamente 'ingegnerizzate' potranno diventare mezzi di trasporto di composti bioattivi sulle cellule tumorali, contribuendo alla regressione di gravi forme tumorali"
FONTE: http://www.italiasalute.it
mercoledì 11 aprile 2012
Fibrosi polmonare idiopatica, nuovi farmaci e potenzialità delle cellule staminali
Un recente studio italiano, pubblicato sull’ European Resipratory Journal, ha indagato le potenzialità delle cellule staminali embrionali epiteliali per il trattamento della Fibrosi Polmonare idiopatica (IPF). Lo studio, condotto dal prof. Cesare Saltini e con il team di ricerca del Centro di Genetica Medica del Prof Giuseppe Novelli all’Università di Tor Vergata di Roma, ha sperimentato sul modello animale le potenzialità rigenerative e antinfiammatorie delle cellule staminali sulla malattia polmonare.
I topi così trattati hanno mostrato una rigenerazione polmonare. Il prof. Saltini ci ha spiegato che difficilmente in Italia questo tipo di sperimentazione potrà essere immediatamente trasportata sui pazienti umani, a causa delle problematiche di carattere etico legate all’utilizzo delle cellule staminali embrionali. Ci ha però spiegato che esiste un’altra via percorribile che interessa le cellule staminali mesenchimali (cellule staminali adulte, più facilmente gestibili). “Esiste uno studio in corso che utilizza le cellule staminali mesenchimali, estratte dal tessuto adiposo sottocutaneo, sui pazienti affetti da Fibrosi Polmonare Idiopatica. Queste cellule agiscono da immunosoppressori riducendo lo stato infiammatorio dei pazienti. Questa potrebbe essere una nuova prospettiva ed abbiamo in corso la programmazione di una sperimentazione in collaborazione con il Prof . Valerio Cervelli , della Chirurgia Plastica di Tor Vergata.”
Ciò che invece attualmente è divenuto disponibile per il trattamento della IPF sono i nuovi farmaci: “Dopo dieci anni di sforzi finalmente cominciamo a vedere i risultati sulla sperimentazione farmacologica, e questo è un passo importante. Il Pirfenidone, un farmaco in grado di rallentare efficacemente la malattia è stato approvato dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA). Un altro farmaco, potenzialmente efficace è in fase avanzata di sperimentazione. Si tratta del BIBF11-20 (Vargatef), per i primi risultati pubblicati indicano un effetto dose dipendente sulla capacità del farmaco di rallentare la malattia e di prevenire le accelerazioni di malattia. Questi farmaci rallentano la progressione della malattia, aumentando le reali prospettive di cura dei pazienti.”
FONTE: http://www.osservatoriomalattierare.it
I topi così trattati hanno mostrato una rigenerazione polmonare. Il prof. Saltini ci ha spiegato che difficilmente in Italia questo tipo di sperimentazione potrà essere immediatamente trasportata sui pazienti umani, a causa delle problematiche di carattere etico legate all’utilizzo delle cellule staminali embrionali. Ci ha però spiegato che esiste un’altra via percorribile che interessa le cellule staminali mesenchimali (cellule staminali adulte, più facilmente gestibili). “Esiste uno studio in corso che utilizza le cellule staminali mesenchimali, estratte dal tessuto adiposo sottocutaneo, sui pazienti affetti da Fibrosi Polmonare Idiopatica. Queste cellule agiscono da immunosoppressori riducendo lo stato infiammatorio dei pazienti. Questa potrebbe essere una nuova prospettiva ed abbiamo in corso la programmazione di una sperimentazione in collaborazione con il Prof . Valerio Cervelli , della Chirurgia Plastica di Tor Vergata.”
Ciò che invece attualmente è divenuto disponibile per il trattamento della IPF sono i nuovi farmaci: “Dopo dieci anni di sforzi finalmente cominciamo a vedere i risultati sulla sperimentazione farmacologica, e questo è un passo importante. Il Pirfenidone, un farmaco in grado di rallentare efficacemente la malattia è stato approvato dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA). Un altro farmaco, potenzialmente efficace è in fase avanzata di sperimentazione. Si tratta del BIBF11-20 (Vargatef), per i primi risultati pubblicati indicano un effetto dose dipendente sulla capacità del farmaco di rallentare la malattia e di prevenire le accelerazioni di malattia. Questi farmaci rallentano la progressione della malattia, aumentando le reali prospettive di cura dei pazienti.”
FONTE: http://www.osservatoriomalattierare.it
martedì 10 aprile 2012
Al Rizzoli l'ESF Exploratory Workshop "Around mesenchymal stem cells"
Con il sostegno della European Science Foundation (ESF) e il patrocinio dell’Università di Bologna, nei giorni 12 e 13 aprile si terrà presso la Sala Vasari dell’Istituto Rizzoli l’Exploratory Workshop “Around mesenchymal stem cells: dissection and exploitation of secretory activity of MSC for regenerative medicine and anticancer therapies”.
Scopo dell’incontro è mettere a confronto l’esperienza di un gruppo di 20 ricercatori europei impegnati nell’ottimizzazione delle terapie basate sull’attività paracrina delle cellule staminali mesenchimali, settore emergente negli ambiti della Medicina Rigenerativa e dell’Oncologia.
All’incontro parteciperà come osservatore Isabel Varela Nieto, membro dello Standing Committee for the European Medical Research Councils. L’evento costituirà infatti l’occasione per incrementare la collaborazione europea anche in vista del futuro programma Horizon 2020 promosso dalla Commissione Europea.
Il workshop è organizzato da Nicola Baldini, professore di Malattie dell’Apparato Locomotore dell’Università di Bologna e responsabile della SSD Fisiopatologia Ortopedica e Medicina Rigenerativa dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, e da Massimo Dominici, ricercatore dell’Università di Modena e Reggio Emilia e responsabile del Laboratorio di Biologia Cellulare e Terapie Oncologiche Avanzate del Policlinico Universitario di Modena.
FONTE: http://www.ior.it/area-stampa/news/al-rizzoli-lesf-exploratory-workshop-around-mesenchymal-stem-cells
Scopo dell’incontro è mettere a confronto l’esperienza di un gruppo di 20 ricercatori europei impegnati nell’ottimizzazione delle terapie basate sull’attività paracrina delle cellule staminali mesenchimali, settore emergente negli ambiti della Medicina Rigenerativa e dell’Oncologia.
All’incontro parteciperà come osservatore Isabel Varela Nieto, membro dello Standing Committee for the European Medical Research Councils. L’evento costituirà infatti l’occasione per incrementare la collaborazione europea anche in vista del futuro programma Horizon 2020 promosso dalla Commissione Europea.
Il workshop è organizzato da Nicola Baldini, professore di Malattie dell’Apparato Locomotore dell’Università di Bologna e responsabile della SSD Fisiopatologia Ortopedica e Medicina Rigenerativa dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, e da Massimo Dominici, ricercatore dell’Università di Modena e Reggio Emilia e responsabile del Laboratorio di Biologia Cellulare e Terapie Oncologiche Avanzate del Policlinico Universitario di Modena.
FONTE: http://www.ior.it/area-stampa/news/al-rizzoli-lesf-exploratory-workshop-around-mesenchymal-stem-cells
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venerdì 2 marzo 2012
34° Convegno AIP, Cervia 28.01.12 - sessione sulle staminali
Domenica 26 Febbraio 2012
Nel 2006 ricercatori giapponesi hanno pubblicato una tecnica di ingegneria genetica rivoluzionaria che permette di far "ringiovanire" cellule mature della pelle (fibroblasti), inducendole a ridiventare cellule staminali ("cellule staminali indotte" ). Le cellule staminali indotte potenzialmente possono essere trasformate in qualsiasi cellula dell’organismo, compresi i neuroni dopaminergici che vengono perduti nella malattia di Parkinson. Negli anni successivi l’Unità di Cellule Staminali e Neurogenesi dell’Istituto Scientifico San Raffaele a Milano, che è sponsorizzata anche dalla Fondazione Grigioni, è riuscita a trasformare cellule staminali indotte a partire da fibroblasti raccolti da pazienti parkinsoniani in neuroni dopaminergici. Purtroppo la tecnica presentava due problemi: 1) alcune cellule staminali, invece di trasformarsi nelle cellule desiderate si trasformavano in tumori 2) la resa era molto bassa, per cui bisognava aspettare mesi per avere le cellule ed i costi erano troppo alti.
L’Unità si è messa pertanto a cercare di modificare la tecnica per superare questi due problemi ed un anno fa gli sforzi sono stati coronati dal successo: ha messo a punto una metodica di ingegneria genetica che permette di trasformare i fibroblasti direttamente in cellule nervose dopaminergiche in pochi giorni, pertanto senza il passaggio intermedio a cellula staminale. La mancanza di questo passaggio assicura che le cellule non si trasformano in cellule cancerose e la resa è decisamente superiore. La scoperta è stata pubblicata sulla prima rivista scientifica al mondo Nature nel mese di luglio 2011. Da allora altri gruppi hanno provato la metodica ed hanno confermato che funziona.
Le cellule nervose dopaminergiche ottenute sono state sottoposte a numerosi test ed è stato stabilito che si comportano esattamente come tutte le altre cellule nervose dopaminergiche.
La relatrice ha fatto vedere un filmino di ratti resi parkinsoniani e sottoposti all’impianto di queste cellule in confronto ad altri ratti resi parkinsoniani e non impiantati: il miglioramento della funzione motoria nei ratti impiantati era chiaramente evidente. Adesso il prossimo passo è l’impianto delle cellule in scimmie rese parkinsoniane. Se vengono ottenuti gli stessi risultati osservati nei ratti, si potrà pensare di impiantarli nell’uomo.
Alcuni ricercatori presenti hanno sollevato obiezioni al progetto.
E’ stato fatto presente che in passato sono già stati eseguiti trapianti di cellule fetali e che l’autopsia di alcuni pazienti trapiantati morti molti anni dopo l’intervento ha mostrato che si erano ammalate anche le cellule trapiantate. La risposta è che, è vero, questo è possibile, dato che non sappiamo perché le cellule nervose dopaminergiche si ammalano nei pazienti affetti da malattia di Parkinson. Tuttavia, se le cellule impiantate si ammalano dopo tanti anni, nel frattempo il paziente potrebbe stare meglio per anni e poi, se si ha una ricaduta, si può reimpiantare altre cellule.
Un’altra obiezione è che l’impianto non riprodurrà la situazione naturale. La risposta è che è previsto di iniettare le cellule in tre siti diversi nella sostanza nera dove si trovano in natura. Sono già stati effettuati esperimenti che mostrano che è possibile iniettare anche fattori di crescita che inducono le cellule ad emettere prolungamenti verso lo striato, riproducendo la situazione naturale.
Cellule staminali mesenchimali dal midollo osseo al cervello
La Fondazione Grigioni sponsorizza anche un altro progetto di ricerca con le cellule staminali mesenchimali in collaborazione con la Cell Factory ("Fabbrica delle Cellule") del Policlinico di Milano. Questo tipo di cellule staminali è in grado di secernere fattori di crescita che proteggono altre cellule e le aiutano a sopravvivere. Lo scopo del progetto è di prelevare cellule staminali mesenchimali dal midollo osseo di pazienti con una grave forma di parkinsonismo (Paralisi Supranucleare Progressiva detta PSP), farle crescere in provetta e prepararle per la reinfusione nelle arterie che irrorano il cervello tramite un catetere, nella speranza che possano arrivare fino ad aree cerebrali ammalate ed aiutare le cellule nervose dopaminergiche in difficoltà.
La richiesta di autorizzazione alla sperimentazione clinica è già stata fatta all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che ha chiesto inizialmente studi preparatori in provetta con lo scopo di dimostrare 1) che le cellule staminali mesenchimali prelevate da pazienti affetti da PSP secernono veramente fattori di crescita 2) che le cellule staminali mesenchimali non si aggregano nel catetere formando pericolosi trombi. Gli studi sono stati effettuati con successo e presentati all’ISS, che successivamente ha richiesto un altro studio nel ratto, con lo scopo di osservare gli effetti di un impianto di cellule staminali mesenchimali nel cervello. Questo studio è attualmente in corso presso l’Unità di Cellule Staminali menzionato sopra.
Nel frattempo i primi pazienti reclutati per la sperimentazione sono peggiorati e si è deciso di trattarli con le cellule staminali mesenchimali al di fuori del protocollo, come casi singoli ( detti in passato "casi compassionevoli") nel mese di febbraio.
FONTE: http://www.parkinson.it
Cellule staminali: al nastro di partenza
con cellule della pelle trasformate direttamente in cellule nervose dopaminergiche e con cellule staminali mesenchimali
Relatrice: Dr MT Dell’Anno (Milano)
Cellule della pelle trasformate direttamente in cellule nervose dopaminergicheNel 2006 ricercatori giapponesi hanno pubblicato una tecnica di ingegneria genetica rivoluzionaria che permette di far "ringiovanire" cellule mature della pelle (fibroblasti), inducendole a ridiventare cellule staminali ("cellule staminali indotte" ). Le cellule staminali indotte potenzialmente possono essere trasformate in qualsiasi cellula dell’organismo, compresi i neuroni dopaminergici che vengono perduti nella malattia di Parkinson. Negli anni successivi l’Unità di Cellule Staminali e Neurogenesi dell’Istituto Scientifico San Raffaele a Milano, che è sponsorizzata anche dalla Fondazione Grigioni, è riuscita a trasformare cellule staminali indotte a partire da fibroblasti raccolti da pazienti parkinsoniani in neuroni dopaminergici. Purtroppo la tecnica presentava due problemi: 1) alcune cellule staminali, invece di trasformarsi nelle cellule desiderate si trasformavano in tumori 2) la resa era molto bassa, per cui bisognava aspettare mesi per avere le cellule ed i costi erano troppo alti.
L’Unità si è messa pertanto a cercare di modificare la tecnica per superare questi due problemi ed un anno fa gli sforzi sono stati coronati dal successo: ha messo a punto una metodica di ingegneria genetica che permette di trasformare i fibroblasti direttamente in cellule nervose dopaminergiche in pochi giorni, pertanto senza il passaggio intermedio a cellula staminale. La mancanza di questo passaggio assicura che le cellule non si trasformano in cellule cancerose e la resa è decisamente superiore. La scoperta è stata pubblicata sulla prima rivista scientifica al mondo Nature nel mese di luglio 2011. Da allora altri gruppi hanno provato la metodica ed hanno confermato che funziona.
Le cellule nervose dopaminergiche ottenute sono state sottoposte a numerosi test ed è stato stabilito che si comportano esattamente come tutte le altre cellule nervose dopaminergiche.
La relatrice ha fatto vedere un filmino di ratti resi parkinsoniani e sottoposti all’impianto di queste cellule in confronto ad altri ratti resi parkinsoniani e non impiantati: il miglioramento della funzione motoria nei ratti impiantati era chiaramente evidente. Adesso il prossimo passo è l’impianto delle cellule in scimmie rese parkinsoniane. Se vengono ottenuti gli stessi risultati osservati nei ratti, si potrà pensare di impiantarli nell’uomo.
Alcuni ricercatori presenti hanno sollevato obiezioni al progetto.
E’ stato fatto presente che in passato sono già stati eseguiti trapianti di cellule fetali e che l’autopsia di alcuni pazienti trapiantati morti molti anni dopo l’intervento ha mostrato che si erano ammalate anche le cellule trapiantate. La risposta è che, è vero, questo è possibile, dato che non sappiamo perché le cellule nervose dopaminergiche si ammalano nei pazienti affetti da malattia di Parkinson. Tuttavia, se le cellule impiantate si ammalano dopo tanti anni, nel frattempo il paziente potrebbe stare meglio per anni e poi, se si ha una ricaduta, si può reimpiantare altre cellule.
Un’altra obiezione è che l’impianto non riprodurrà la situazione naturale. La risposta è che è previsto di iniettare le cellule in tre siti diversi nella sostanza nera dove si trovano in natura. Sono già stati effettuati esperimenti che mostrano che è possibile iniettare anche fattori di crescita che inducono le cellule ad emettere prolungamenti verso lo striato, riproducendo la situazione naturale.
Cellule staminali mesenchimali dal midollo osseo al cervello
La Fondazione Grigioni sponsorizza anche un altro progetto di ricerca con le cellule staminali mesenchimali in collaborazione con la Cell Factory ("Fabbrica delle Cellule") del Policlinico di Milano. Questo tipo di cellule staminali è in grado di secernere fattori di crescita che proteggono altre cellule e le aiutano a sopravvivere. Lo scopo del progetto è di prelevare cellule staminali mesenchimali dal midollo osseo di pazienti con una grave forma di parkinsonismo (Paralisi Supranucleare Progressiva detta PSP), farle crescere in provetta e prepararle per la reinfusione nelle arterie che irrorano il cervello tramite un catetere, nella speranza che possano arrivare fino ad aree cerebrali ammalate ed aiutare le cellule nervose dopaminergiche in difficoltà.
La richiesta di autorizzazione alla sperimentazione clinica è già stata fatta all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che ha chiesto inizialmente studi preparatori in provetta con lo scopo di dimostrare 1) che le cellule staminali mesenchimali prelevate da pazienti affetti da PSP secernono veramente fattori di crescita 2) che le cellule staminali mesenchimali non si aggregano nel catetere formando pericolosi trombi. Gli studi sono stati effettuati con successo e presentati all’ISS, che successivamente ha richiesto un altro studio nel ratto, con lo scopo di osservare gli effetti di un impianto di cellule staminali mesenchimali nel cervello. Questo studio è attualmente in corso presso l’Unità di Cellule Staminali menzionato sopra.
Nel frattempo i primi pazienti reclutati per la sperimentazione sono peggiorati e si è deciso di trattarli con le cellule staminali mesenchimali al di fuori del protocollo, come casi singoli ( detti in passato "casi compassionevoli") nel mese di febbraio.
FONTE: http://www.parkinson.it
martedì 31 gennaio 2012
Staminali per il morbo di Dupuytren
La malattia o morbo di Dupuytren è una patologia a carico della mano caratterizzata dalla flessione progressiva e permanente di uno o più dita, ed è fra tutte le forme di deformità della mano la più comune. Il Prof. Franco Bassetto ha recentemente condotto uno studio su pazienti affetti da morbo di Dupuytren, che consiste nell’innesto di grasso autologo esteso a tutto il palmo. I risultati sono positivi. L'utilizo di tessuto adiposo nel trattamento del morbo di Dupuytren permette un approccio meno invasivo all'intervento chirurgico standard. Sono comunque necesari altri studi per testare la sicurezza di tale metodo.
FONTE: http://www.icat2011.org/full_programme.pdf
FONTE: http://www.icat2011.org/full_programme.pdf
Emioatrofia facciale e lipofilling.
Al recente congresso ICAT la Prof.ssa Egle Muti ha presentato i risultati ottenuti in un caso di grave emiatrofia facciale trattata con un intervento di lipofilling. Con un solo lipofilling il team della Prof.ssa Muti è riuscito a ripristinare una quasi perfetta fisionomia del viso. Ulteriori informazioni sui trattamenti a base di tesusto adiposo su http://www.ilmiofuturo.it
FONTE: www.facebook.com/cryolipitalia
FONTE: www.facebook.com/cryolipitalia
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medicina rigenerativa
domenica 15 gennaio 2012
Rizoartrosi e staminali
Dal recente congresso ICAT (International Conference on Adipose Tissue)
CMC ARTHRITIS EARLY STAGES. LIPOFILLING VERSUS JALURONIC ACID INJECTION: 6 MOUNTH FOLLOW UP
Borgonovo Alberto, Melotto Antonio, Del Bene Massimo
Azienda Ospedaliera San Gerardo - Monza, I; Az. Osp. Desio e Vimercate U.O.C. Ortopedia e Traumatologia P.O.C. Carate Brianza-Giussano - MB, Italy
Introduzione e obiettivi La rizoartrosi è una condizione invalidante che si presenta con dolore alla base del pollice, instabilità, deformità e compromissione della funzionalità manuale. Rappresenta il 18% delle localizzazioni artrosiche nell’arto superiore. Molte opzioni terapeutiche sono state descritte, dalle più conservative come l’assunzione di FANS o splinting, infiltrazioni di cortico-steroidi o acido ialuronico a più invasive come l’intervento chirurgico. Recentemente abbiamo scoperto che il tessuto adiposo è un’importante risorsa di cellule staminali adulte che consentono, grazie alle loro innumerevoli proprietà,la riparazione dei tessuti circostanti attraverso l’angiogenesi o la vasculogenesi, il potenziamento della risposta immunitaria, la rimozione delle cellule difettose,il rilascio di ormoni, citochine e fattori di crescita.
La proposta di questo studio è stata quella di valutare l’efficacia dell’ utilizzo dell’infiltrazione intra articolare di grasso autologo in un gruppo di 17 pazienti affetti da rizoartrosi al primo e secondo stadio della classificazione di Brunelli e la comparazione con il trattamento di infiltrazione con acido ialuronico.
Materiali e metodi al giugno 2010 ad oggi sono stati trattati 22 pazienti, valutati clinicamente e radiologicamente prima della procedura, a 3 - 6 - 12 mesi secondo criteri oggettivi (forza, presa, opposizione con Jamar e Pinch test) e soggettivi (dolore, attività manuali, soddisfazione personale). Di
questi pazienti 17 sono stati rivalutati ad almeno 6 mesi ed una paziente è stata esclusa dallo studio perchè ha subito altre infiltrazioni locali presso altro centro. Di questi pazienti 6 risultavano affetti da rizoartrosi di grado 0 dolorosa (2 dei quali associati a malattia di De Quervain trattata contestualmente alla procedura), 10 di grado 1(uno dei quali trattato contestualmente per malattia di De Quervain) e 1 di grado 2. I pazienti sono stati paragonati a gruppo storico di 43 pazienti trattati con acido ialuronico ad alto peso molecolare
con singola infiltrazione. La procedura è sempre stata eseguita dal medesimo operatore e la valutazione è sempre stata somministrata da medesimo altro operatore
Risultati Due sono i vantaggi riscontrati da questa metodica
1) rapido recupero delle normali attività quotidiane e scarsa invasività della procedura (paragonabili ad unica infiltrazione con acido ialuronico ad alto peso molecolare),
2) riduzione del dolore ed alta soddisfazione del paziente (con risultati superiori rispetto ad unica infiltrazione di acido ialuronico ad alto peso molecolare). I risultati sino ad oggi hanno dimostrato un eccellente risultato nel 50 % dei pazienti, un buon risultato nel 18.75 % dei pazienti e solo un 12.5 % di
risultati non soddisfacenti. Da segnalare che 1 paziente (grado 2 di Brunelli) è stato posto in nota operatoria 9 mesi dopo il trattamento e 1 paziente si è dimostrato completamente insoddisfatto dalla procedura a 6 mesi nonostante un lieve miglioramento oggettivo dei dati. La procedura di infiltrazione con grasso autologo si e’ dimostrata superiore a 6 mesi rispetto all’infiltrazione con acido ialuronico in oltre il 68% dei pazienti con un miglioramento medio globale dei dati di circa il 9%
Discussione e conclusioni Il grasso autologo può essere considerato un filler ideale poichè è abbondante e velocemente disponibile, non costoso, compatibile e può essere facilmente prelevato e ripetuto. Le cellule staminali contenute possono fornire una spiegazione degli effetti curativi da noi dimostrati. Tuttavia, alcuni meccanismi di guarigione e gli effetti di interazione tra tessuti sono da chiarire. Per questo motivo auspichiamo ulteriori studi, soprattutto dal punto di vista immuno-istochimico
lunedì 2 gennaio 2012
Radiodermite.
Il grasso, prelevato in precedenza, viene iniettato nella zona da trattare mediante l’utilizzo di cannule sottilissime. Per maggiori informazioni http://fattibile.it
Una ricerca per aiutare chi soffre di parodontite.
La parodontite, o periodontite, è un’infezione dei tessuti parodontali che determina una perdita d’attacco dei denti rispetto all’alveolo, con conseguente formazione di tasche parodontali, mobilità dentale, sanguinamento gengivale, fino alla perdita di uno o più denti.
La ricerca della Clinica Odontoiatrica dell’Università Milano -Bicocca, diretta da Marco Baldoni, dal titolo: “Rigenerazione di osso alveolare mediante l’utilizzo di cellule staminali mesenchimali adulte, prelevate da midollo osseo, ottenuta mediante sperimentazione clinica su umano”, consiste nel prelievo delle cellule staminali mesenchimali del paziente che vengono espanse e inserite in uno scaffold. Per maggiori informazioni http://fattibile.it
La ricerca della Clinica Odontoiatrica dell’Università Milano -Bicocca, diretta da Marco Baldoni, dal titolo: “Rigenerazione di osso alveolare mediante l’utilizzo di cellule staminali mesenchimali adulte, prelevate da midollo osseo, ottenuta mediante sperimentazione clinica su umano”, consiste nel prelievo delle cellule staminali mesenchimali del paziente che vengono espanse e inserite in uno scaffold. Per maggiori informazioni http://fattibile.it
Evitare il rigetto utilizzando le staminali?
Si parla di rigetto quando il sistema immunitario di un paziente sottoposto ad un trapianto, attacca il nuovo organo riconoscendole come non-self infettivo. Il rigetto dell’organo trapiantato può avvenire in tempi variabili, generalmente si definisce iperacuto quando si manifesta entro le 24 ore dall’intervento chirurgico. Il rigetto è un fenomeno controllato geneticamente ad opera del prodotto di geni appartenenti al complesso maggiore di istocompatibilità, che sono altamente polimorfici nella popolazione.
Una possibilità per indurre tolleranza è legata ad una nuova strategia di terapia cellulare. Questa tecnica consiste nel trapiantare organi insieme a cellule staminali mesenchimali, isolate in precedenza dallo stesso paziente ricevente il trapianto. Per maggiroi informazioni http://fattibile.it
Una possibilità per indurre tolleranza è legata ad una nuova strategia di terapia cellulare. Questa tecnica consiste nel trapiantare organi insieme a cellule staminali mesenchimali, isolate in precedenza dallo stesso paziente ricevente il trapianto. Per maggiroi informazioni http://fattibile.it
Staminali per combattere la sclerosi multipla: studio in corso!
La sclerosi multipla è una malattia neurologica cronica, auto-immune e progressivamente invalidante: colpisce il sistema nervoso centrale, cioè il cervello, il midollo spinale e i nervi ottici. La malattia causa danni alla mielina, il rivestimento protettivo che circonda le fibre nervose, interferendo con lo scambio di messaggi fra il cervello e le altre parti del corpo. I danni provocati dall’attacco alla mielina lasciano delle cicatrici nel tessuto del sistema nervoso centrale, da cui “sclerosi” e “sclerosi a placche”.
Nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva vengono somministrate cellule staminali mesenchimali autologhe (isolate da tessuto adiposo), somministrate per via endovenosa.
Per maggiori informazioni http://fattibile.it
Nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva vengono somministrate cellule staminali mesenchimali autologhe (isolate da tessuto adiposo), somministrate per via endovenosa.
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martedì 29 novembre 2011
Il grasso aiuta a migliorare la disfonia!
La disfonia è un disturbo neuromuscolare in cui gli spasmi imprevedibili comprimono le corde vocali, causando un suono della voce irregolare che può sembrare soffocato o sussurrato. Il disturbo solitamente ha inizio tra i 40 e i 50 anni e colpisce più le donne rispetto agli uomini. In alcuni casi la condizione sembra essere ereditaria, in altri è causata da un infortunio, un ictus o l’esposizione prolungata a determinate sostanze chimiche.
Il grasso, prelevato dalla parete dell’addome, viene trattato e successivamente iniettato nella corda vocale deficitaria.
Per maggiori informazioni http://fattibile.it
Il grasso, prelevato dalla parete dell’addome, viene trattato e successivamente iniettato nella corda vocale deficitaria.
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giovedì 27 ottobre 2011
Staminali per l'osteoartrite.
Descrizione della patologia
L’osteoartrite, meglio conosciuta come artrosi, è un’alterazione degenerativa cronica della cartilagine articolare che si manifesta con infiammazione e dolore alle articolazioni. L’osteoartrite può colpire qualsiasi articolazione ma predilige quelle delle mani, delle ginocchia, e delle anche.
I fattori di rischio di comparsa dell’osteoartrite sono l’età (più frequente nei pazienti più anziani), traumi, alcuni tipi di attività fisiche o lavorative, obesità, carenza di estrogeni.
Descrizione del trattamento
Il trattamento ADIPOA prevede che le cellule stromali adipose vengano iniettate nell’articolazione malata in modo da attivare la rigenerazione della cartilagine. In merito il Prof. Facchini, direttore del Laboratorio di Immunoreumatologia e Rigenerazione Tissutale del Rizzoli, afferma che: “Gli studi preclinici stanno dando buoni esiti. La scelta del tessuto adiposo si conferma valida, in quanto le cellule staminali che se ne ricavano si sono dimostrate in grado di rilasciare fattori di crescita che portano alla riparazione della cartilagine danneggiata.”
Stato di avanzamento
per saperne di più clicca qui http://fattibile.it/osteoartrite
L’osteoartrite, meglio conosciuta come artrosi, è un’alterazione degenerativa cronica della cartilagine articolare che si manifesta con infiammazione e dolore alle articolazioni. L’osteoartrite può colpire qualsiasi articolazione ma predilige quelle delle mani, delle ginocchia, e delle anche.
I fattori di rischio di comparsa dell’osteoartrite sono l’età (più frequente nei pazienti più anziani), traumi, alcuni tipi di attività fisiche o lavorative, obesità, carenza di estrogeni.
Descrizione del trattamento
Il trattamento ADIPOA prevede che le cellule stromali adipose vengano iniettate nell’articolazione malata in modo da attivare la rigenerazione della cartilagine. In merito il Prof. Facchini, direttore del Laboratorio di Immunoreumatologia e Rigenerazione Tissutale del Rizzoli, afferma che: “Gli studi preclinici stanno dando buoni esiti. La scelta del tessuto adiposo si conferma valida, in quanto le cellule staminali che se ne ricavano si sono dimostrate in grado di rilasciare fattori di crescita che portano alla riparazione della cartilagine danneggiata.”
Stato di avanzamento
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Migliorare la disfonia con le staminali? Per la dott.ssa Cantarella è possibile!
Descrizione della patologia
La disfonia è un disturbo neuromuscolare in cui gli spasmi imprevedibili comprimono le corde vocali, causando un suono della voce irregolare che può sembrare soffocato o sussurrato. Il disturbo solitamente ha inizio tra i 40 e i 50 anni e colpisce più le donne rispetto agli uomini. In alcuni casi la condizione sembra essere ereditaria, in altri è causata da un infortunio, un ictus o l’esposizione prolungata a determinate sostanze chimiche.
Descrizione del trattamento
Il grasso, prelevato dalla parete dell’addome, viene trattato e successivamente iniettato nella corda vocale deficitaria. Gli studi, tuttora in corso, confermano che il grasso iniettato non svolge solo l’effetto di un filler ma può avere un’importante funzione rigenerativa, dando un miglioramento della qualità della voce negli anni successivi al trattamento.
Stato di avanzamento
per saperne di più clicca qui http://fattibile.it/disfonia
La disfonia è un disturbo neuromuscolare in cui gli spasmi imprevedibili comprimono le corde vocali, causando un suono della voce irregolare che può sembrare soffocato o sussurrato. Il disturbo solitamente ha inizio tra i 40 e i 50 anni e colpisce più le donne rispetto agli uomini. In alcuni casi la condizione sembra essere ereditaria, in altri è causata da un infortunio, un ictus o l’esposizione prolungata a determinate sostanze chimiche.
Descrizione del trattamento
Il grasso, prelevato dalla parete dell’addome, viene trattato e successivamente iniettato nella corda vocale deficitaria. Gli studi, tuttora in corso, confermano che il grasso iniettato non svolge solo l’effetto di un filler ma può avere un’importante funzione rigenerativa, dando un miglioramento della qualità della voce negli anni successivi al trattamento.
Stato di avanzamento
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Sclerosi multipla: la sperimentazione con le cellule staminali
Descrizione della patologia
La sclerosi multipla è una malattia neurologica cronica, auto-immune e progressivamente invalidante: colpisce il sistema nervoso centrale, cioè il cervello, il midollo spinale e i nervi ottici. La malattia causa danni alla mielina, il rivestimento protettivo che circonda le fibre nervose, interferendo con lo scambio di messaggi fra il cervello e le altre parti del corpo. I danni provocati dall’attacco alla mielina lasciano delle cicatrici nel tessuto del sistema nervoso centrale, da cui “sclerosi” e “sclerosi a placche”.
Descrizione del trattamento
Nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva vengono somministrate cellule staminali mesenchimali autologhe (isolate da tessuto adiposo), somministrate per via endovenosa. Lo scopo di questo trattamento è quello di verificare la sicurezza e la fattibilità della terapia con le cellule staminali nella cura della sclerosi multipla.
Stato di avanzamento
per saperne di più clicca qui http://fattibile.it/sclerosi
La sclerosi multipla è una malattia neurologica cronica, auto-immune e progressivamente invalidante: colpisce il sistema nervoso centrale, cioè il cervello, il midollo spinale e i nervi ottici. La malattia causa danni alla mielina, il rivestimento protettivo che circonda le fibre nervose, interferendo con lo scambio di messaggi fra il cervello e le altre parti del corpo. I danni provocati dall’attacco alla mielina lasciano delle cicatrici nel tessuto del sistema nervoso centrale, da cui “sclerosi” e “sclerosi a placche”.
Descrizione del trattamento
Nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva vengono somministrate cellule staminali mesenchimali autologhe (isolate da tessuto adiposo), somministrate per via endovenosa. Lo scopo di questo trattamento è quello di verificare la sicurezza e la fattibilità della terapia con le cellule staminali nella cura della sclerosi multipla.
Stato di avanzamento
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STAMINALI VS PAKINSON
Descrizione della patologia
Si tratta di un disturbo del sistema nervoso centrale caratterizzato principalmente da degenerazione di alcune cellule nervose (neuroni) situate in una zona profonda del cervello, denominata sostanza nera. Queste cellule producono un neurotrasmettitore,la dopamina, responsabile dell’attivazione di un circuito che controlla il movimento. Il momento patogenetico che caratterizza il morbo di Parkinson è la perdita di tali gruppi cellulari in grado di facilitare il movimento attraverso la secrezione di dopamina.
Descrizione del trattamento
Le cellule staminali mesenchimali del paziente vengono trapiantate nello striato dello stesso soggetto, al fine di differenziarsi in cellule neurali secernenti la dopamina. Reliance Life sciences ha ottenuto risultati incoraggianti con l’utilizzo di cellule staminali mesenchimali umane in topi affetti dalla malattia di Parkinson. Sulla base di questi ed altri dati, L’Ospedale e Centro di Ricerca Jaslok ha avviato uno studio pilota per valutare l’efficacia delle cellule staminali mesenchimali autologhe nel trattamento del Parkinson.
Stato di avanzamento
per saperne di più clicca qui http://fattibile.it/parkinson
Si tratta di un disturbo del sistema nervoso centrale caratterizzato principalmente da degenerazione di alcune cellule nervose (neuroni) situate in una zona profonda del cervello, denominata sostanza nera. Queste cellule producono un neurotrasmettitore,la dopamina, responsabile dell’attivazione di un circuito che controlla il movimento. Il momento patogenetico che caratterizza il morbo di Parkinson è la perdita di tali gruppi cellulari in grado di facilitare il movimento attraverso la secrezione di dopamina.
Descrizione del trattamento
Le cellule staminali mesenchimali del paziente vengono trapiantate nello striato dello stesso soggetto, al fine di differenziarsi in cellule neurali secernenti la dopamina. Reliance Life sciences ha ottenuto risultati incoraggianti con l’utilizzo di cellule staminali mesenchimali umane in topi affetti dalla malattia di Parkinson. Sulla base di questi ed altri dati, L’Ospedale e Centro di Ricerca Jaslok ha avviato uno studio pilota per valutare l’efficacia delle cellule staminali mesenchimali autologhe nel trattamento del Parkinson.
Stato di avanzamento
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